In molte realtà del volontariato di emergenza si registra una crescente difficoltà nel reclutare e avvicinare nuovi volontari, con un’età media sempre più alta e una presenza giovanile in estremo calo. Andrea Ceccherini, Presidente del Coordinamento delle Misericordie Fiorentine, lancia l’allarme dalle pagine del Corriere Fiorentino sottolineando che il volontariato richiede formazione lunga e impegno totale, fattori che scoraggiano soprattutto i giovani e le giovani.
A fare eco in questo preoccupante quadro si unisce Giovanna Mazzoni, Governatrice della Misericordia di Marradi, la quale sempre sul Corriere Fiorentino paventa l’interruzione del servizio di ambulanza per mancanza di volontari, soprattutto tra le fasce giovanili. In questa Toscana a tinte fosche la Misericordia di San Casciano in Val di Pesa rappresenta fortunatamente un caso di virtuosa controtendenza. Queste notizie ci hanno portato a riaprire i nostri archivi alla ricerca di dati precisi, e abbiamo verificato come negli ultimi dieci anni, l’Arciconfraternita guidata dal Governatore Marco Poli, grazie al lavoro di squadra che è stato avviato, abbia saputo invertire una tendenza che sembra caratterizzare gran parte del mondo delle Misericordie e del volontariato organizzato.
Dati alla mano dal nostro archivio: nel 2015 i fratelli attivi erano 270, di cui appena 30 sotto i 30 anni. Oggi i fratelli attivi sono saliti a 288 e, dato ancora più significativo, ben 64 di questi sono under 30. Si tratta di un risultato tutt’altro che scontato: il numero dei giovani coinvolti è più che raddoppiato in un decennio, segno che la Misericordia di San Casciano è riuscita a parlare alle nuove generazioni, a coinvolgerle e a renderle protagoniste in progetti di cittadinanza attiva e solidale.
Questo traguardo è frutto di un impegno costante: una formazione seria ma accessibile, una comunità accogliente che valorizza il contributo di ciascuno, una presenza attiva sul territorio che rende visibile il valore del servizio svolto e un clima associativo capace di tenere insieme tradizione e innovazione. In questo quadro si iscrive la collaborazione con il Centro Ricerche sAu di Firenze per l’avvio di iniziative orientate all’ascolto e al coinvolgimento dei volontari e delle volontarie, quali ad esempio le interviste che stiamo pubblicando nella rubrica “Le Voci della Misericordia”, per dare voce alle istanze della componente giovanile.
Questa crescita non è solo un dato numerico, ma una garanzia per il futuro: significa più energie, più competenze, più continuità nei servizi e maggiore capacità di rispondere ai bisogni di una comunità sempre più sfaccettata e complessa. In un contesto regionale e nazionale in cui molte Misericordie faticano a mantenere operativi i propri servizi per carenza di volontari, San Casciano dimostra che un’altra strada è possibile. Non per caso, ma grazie a un lavoro quotidiano fatto di attenzione, apertura e passione civile. Una controtendenza, dunque, che non deve far abbassare la guardia, ma che rappresenta un motivo di orgoglio e uno stimolo a proseguire su questa strada virtuosa.
“Leggere questi dati fa un certo effetto, soprattutto perché io sono proprio uno di quei 64 ragazzi under 30 di cui si parla nell’articolo” commenta Mattia, giovane volontario della Misericordia di San Casciano che abbiamo intervistato recentemente. “Da volontario di 19 anni posso confermare che, se qui i numeri crescono mentre altrove calano, c’è un motivo preciso: a San Casciano non ci sentiamo dei semplici “tappabuchi” per i turni, ma parte di un gruppo vero. “È vero che l’impegno è tanto e la formazione è seria, come diceva Ceccherini, ma qui l’ambiente ti fa venire voglia di restare. Si sta bene insieme, ci si sente utili e soprattutto si vede che c’è fiducia in noi giovani”.
Sentire che la nostra Misericordia va “controcorrente” rispetto alla crisi generale in Toscana è una bella soddisfazione. Spero che questo articolo faccia capire ai miei coetanei che il volontariato non è una cosa da vecchi, ma un’esperienza che ti cambia in meglio. Fiero di farne parte”.
Matilde ci dice: “Sono 10 anni che faccio parte di questa realtà, iniziata col Servizio Civile Nazionale. Un’esperienza che mi ha migliorata come persona e sicuramente fatta crescere sotto molti aspetti. Ho vissuto e percepito tutto l’amore e la passione che può dare una persona quando si tratta di “fare Misericordia”. Devo essere sincera: ho avuto a che fare con gente più adulta, un’età media che andava dai 50 agli 80 anni. Altri valori.
Col passare degli anni, però, ho visto un cambiamento, ho capito che i tempi sono effettivamente cambiati. Siamo una generazione con meno tempo a disposizione e con molta pressione quotidiana.
Ci sentiamo in dovere di investire per forza in qualcosa e sicuramente abbiamo poca fiducia nelle istituzioni. Quando ci viene chiesto un impegno costante e disponibilità continua, ci tiriamo indietro. Di conseguenza la modalità e le motivazioni sono cambiate rispetto al passato.
Ma c’è ancora una speranza, ne sono sicura! E questo lo dimostra il fatto della nostra realtà. A San Casciano, grazie anche all’esperienza del Servizio Civile, ogni anno ci sono tanti giovani in più che continuano col volontariato.
In associazioni di questo genere, ci vuole anche il giusto carattere e sicuramente tanta sensibilità ed empatia verso l’altro, che ai giorni d’oggi manca sempre di più. Spero vivamente nella mia generazione, un giorno mi piacerebbe vivere la Misericordia con tantissimi giovani, ma con l’insegnamento e i valori che ci hanno lasciato quelli prima di noi”.

Volontariato e Terzo Settore: il caso virtuoso dell’Arciconfraternita della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa

