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Piazzetta Simone Martini, 4 – 50026 San Casciano V.P. (Firenze)

Fraternità senza competizione. Intervista a Mattia Lo Coco

Mattia Lo Coco ha 19 anni, studia Economia aziendale all’Università di Firenze e da circa un anno e mezzo è volontario della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa. Viene da una famiglia legata al mondo sanitario, ma la scelta di diventare volontario è maturata in modo personale, quasi silenzioso. Nel settembre del 2024 decide di iscriversi al corso base e iniziare.

All’inizio fa soprattutto ambulanza ordinaria. È lì che viene colpito più di tutto da una cosa: la fragilità delle persone. Una fragilità che non sempre ha a che fare con l’età o con la malattia, ma spesso con la vita stessa, con il peso che ciascuno porta addosso.
Quando entra in Misericordia non conosce nessuno. Si trova catapultato in gruppi già consolidati, dinamiche già avviate. Non è semplice. Serve tempo, serve pazienza. I primi turni fatti con la Zia – una figura di riferimento, accogliente – lo aiutano a sentirsi meno spaesato, a trovare il suo posto.

Con il servizio, Mattia scopre qualcosa di importante su di sé: una forza emotiva che non sapeva di avere. Impara a stare nelle situazioni difficili senza farsi travolgere, a mantenere una distanza sana, a distinguere il soggetto dall’oggetto, la persona dall’emergenza. Non per diventare freddo, ma per poter continuare a prendersi cura.

C’è un episodio che ricorda in modo particolare. Il soccorso a una ragazza di 35 anni, colpita da forti palpitazioni. Una donna giovane, con due lavori, visibilmente stressata. Quello che lo colpisce non è solo l’evento sanitario, ma la sua fragilità. Vedere una persona giovane, apparentemente in forze, in difficoltà non è scontato. È un’immagine che resta, perché parla di una vulnerabilità che riguarda tutti.

I valori che lo muovono sono chiari: la cura, l’aiuto al prossimo, l’attenzione verso l’altro. Mattia è anche scout, e porta con sé una frase che per lui è una bussola: “Lascia il mondo migliore di come lo hai trovato”. È un principio che ritrova ogni volta che indossa una divisa e sale su un’ambulanza.
Il rapporto con le persone anziane, dice, dipende molto dalle situazioni. Non ama generalizzare. A volte non è semplice, ma ci sono anziani che si distinguono in positivo, che sorprendono per lucidità, umanità, gratitudine.

Con i coetanei, invece, il rapporto è fantastico. La vicinanza generazionale aiuta: si condividono paure, speranze, sogni. E soprattutto si coopera. Non c’è competizione, o se c’è è sana, quella che ti spinge a fare meglio insieme.

Quando gli si chiede come immagina la Misericordia tra dieci anni, Mattia non risponde in modo scontato. Se non ci sarà un’inversione di tendenza, dice, le cose potrebbero non andare bene. Il tema della retribuzione è, secondo lui, centrale e ancora troppo poco affrontato. In questo quadro, riconosce però che la Toscana rappresenta un’eccezione positiva: “regge botta”.

E se dovesse parlare a un giovane per avvicinarlo alla Misericordia? Mattia scuote la testa: non direbbe nulla. Mostrerebbe. Perché viviamo in una società dominata dall’immagine, dove le parole servono a poco. Mostrare, invece, è efficace. Mostrare cosa significa esserci, prendersi cura, condividere il peso.

Per lui, alla fine, c’è una parola che racchiude tutto: fraternità. “Ci chiamiamo fratelli”, dice. “Siamo tutti figli di Dio. E per i fratelli facciamo quello che facciamo: con impegno e costanza, ogni giorno.”

Mattia Lo Coco

Mattia Lo Coco 19 anni, studente Economia aziendale all’Università di Firenze e da un anno e mezzo volontario della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa.