Matilde ha 28 anni, un sorriso che non si spegne facilmente e una storia che parla di forza, trasformazione e cura. Origini napoletane, cresciuta a Firenze, oggi vive a San Casciano in Val di Pesa. Vive con la mamma, ha un fratello, una sorella ed è profondamente legata alla sua nipotina. Quando aveva solo 9 anni ha vissuto il dolore della separazione dei genitori, ma quel dolore non l’ha mai indurita: l’ha resa più capace di comprendere gli altri.
La sua vita, come quella di tanti giovani, è stata fatta di lavori saltuari, di scelte da costruire passo dopo passo. Oggi lavora alla Coop, ma una parte fondamentale del suo cammino passa dalla Misericordia, dove è arrivata giovanissima, a soli 17 anni e mezzo, attraverso il Servizio Civile Nazionale nel 2016. Poi, nel 2020, in piena emergenza Covid, quella scelta è diventata definitiva: Matilde ha deciso di restare.
All’inizio c’è stato lo studio, la formazione, i corsi di primo e secondo livello per la gestione delle emergenze. Ma soprattutto c’è stato l’impatto con la realtà. Il passaggio da una quotidianità spensierata al prendersi cura di chi non può più farcela da solo. Dal “godersi la vita” al portare le persone a fare la dialisi. Un cambiamento di prospettiva che le ha insegnato a smettere di lamentarsi delle cose inutili e a guardare il mondo con occhi nuovi.
In Misericordia, Matilde si è sentita subito accolta. Non si è mai sentita sola. Per ogni dubbio, per ogni difficoltà, ha trovato porte aperte e mani tese. E c’è una persona che per lei resta una guida speciale: Ombretta Lombardi, punto di riferimento nei servizi di emergenza, esempio silenzioso e forte per tutti i più giovani.
Poi ci sono gli episodi che segnano per sempre. Uno in particolare. Una chiamata, un codice rosso. Un intervento come tanti, all’apparenza. Ma quella volta sul lettino non c’era uno sconosciuto: c’era un amico, un volontario che stava facendo il turno con lei. Vederlo stare male, trovarsi improvvisamente sola con la paura, è stato uno dei momenti più duri della sua vita. Eppure, proprio lì, Matilde ha fatto ciò che la divisa le ha insegnato: ha messo da parte le emozioni, ha agito, ha salvaguardato la vita davanti a sé. Dopo, da Napoli, gli ha portato un corno portafortuna. Un piccolo gesto, carico di tutto l’amore che non aveva potuto mostrare in quell’istante.
Il suo rapporto con la fede non è fatto di frequentazioni assidue, ma il suo modo di “credere” passa ogni giorno attraverso i gesti, attraverso la presenza, attraverso l’attenzione verso l’altro. La cura, per lei, non è una parola astratta: è uno sguardo, una mano che sostiene, una corsa nel cuore della notte.
Con i volontari più anziani ha costruito legami veri. Si sente parte di una continuità, di una storia che va oltre i singoli nomi. Sa che non è l’unica ad aver fatto il Servizio Civile ed essere rimasta, ma sente forte la responsabilità di ciò che ha ricevuto. Sa voler bene alle persone, e per lei questo è tutto.
Guardando ai suoi coetanei, Matilde osserva che non sempre è facile avvicinare nuove energie. A volte la Misericordia viene vista come una sorta di ripiego temporaneo, altre volte si ha paura di non trovare il proprio spazio. Ma lei è certa di una cosa: la Misericordia è molto di più di ciò che appare dall’esterno.
Quando immagina il futuro, sogna una Misericordia con più volontari, più giovani, una nuova sede – già in programma – e soprattutto una comunità più consapevole di ciò che davvero questa realtà rappresenta. Sogna un San Casciano che conosca meglio chi, ogni giorno, si prende cura degli altri in silenzio.
E a chi è indeciso, a chi guarda da lontano con timore, Matilde direbbe solo questo: “Provaci. Senza pregiudizi, senza farti troppe domande. Vieni e basta. Poi valuterai. Perché la Misericordia è tanto altro rispetto a ciò che si vede.”
Se dovesse riassumere tutto con una sola parola, sceglierebbe Insieme.
Perché, come dice lei: “Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai con qualcuno.”

Matilde, volontaria dal 2016, una veterana nonostante la giovane età. Sorriso, coraggio e servizio per la sua comunità sono il faro che caratterizza la sua esperienza in Misericordia.

