Madonna del Rosario di Jacopo Vignali

MadonnaDelRosarioDurante il ‘600 la Chiesa subì  grandi cambiamenti, furono infatti introdotti degli altari, commissionati dalle famiglie più influenti dell’epoca, sotto ai quali venivano poste le loro tombe.

Annesso a questo altare (realizzato nel 1624 ), della famiglia Bambagini come si nota dall’iscrizione sottostante, vi è la tela con la “Madonna del Rosario” attribuita a Jacopo Vignali.

Il quadro presenta tratti tipici del Barocco: la Madonna, circondata da un’aureola di angeli, è decentrata sulla destra per creare profondità e mettere in evidenza la presenza degli altri personaggi: San Domenico, che riceve il rosario da Gesù Bambino, e Santa Caterina da Siena, che invece lo riceve dalla Madonna. Le vesti dei due santi sono pesanti, calde e ruvide, caratteristiche dello stile del Vignali.

Il termine “rosario” deriva dal latino rosarium (“corona di rose”) e ciò viene raffigurato con la cascata di rose che scende dalla figura della Madonna; per terra si trovano due gigli, simbolo di purezza dei due Santi.

In alto a sinistra con le mani giunte sono ritratti San Francesco e San Lorenzo; sotto queste figure è raffigurata una principessa che sembra affidare alla protezione della Madonna il figlio genuflesso.

Riguardo all’identificazione di questi due personaggi gli studiosi hanno cercato di dare delle spiegazioni dal momento che nel 1624 a Firenze era reggente Maria Maddalena d’Austria, vedova di Cosimo II, ritratta sempre in abiti vedovili,  mentre qui la sua veste non presenta le caratteristiche tipiche della vedovanza.

Si potrebbe quindi ipotizzare che la tela sia stata dipinta prima del 1621, anno della morte di Cosimo II.


BIOGRAFIA DI JACOPO VIGNALI

Formatosi alla bottega di Matteo Rosselli inizia molto presto una brillante carriera tanto da diventare una delle figure più importanti della pittura fiorentina del Seicento.

Le prime opere, nonostante appaiano influenzate dallo stile del maestro, sono ricche di ricerche e sperimentazioni sulla luce, che attorno agli anni trenta culminano in una tavolozza con toni sempre più cupi e fumosi come quelli che caratterizzano il San Francesco in Santo Stefano in Pane a Firenze, del 1634.

La ricerca del vero si fa sempre più presente negli abiti dei personaggi e nei bellissimi inserti di natura morta che arricchiscono le sue opere. Le opere della maturità sono influenzate dalla pittura del Guercino e del Cigoli.

Dipinge pale d’altare per Firenze e per le chiese del vicino contado ed alcune tele su commissione medicea. Forma alcuni giovani artisti come l’allievo Carlo Dolci.