Brevi note storiche sul complesso dell’Arciconfraternita della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa: l’Oratorio e l’antica sede

La Compagnia della Misericordia di San Casciano (dal 1825 affiliata alla capostipite Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze) fu costituita formalmente nel 1792, dopo la soppressione delle compagnie e confraternite decisa dal granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena con motuproprio del 21 marzo 1785, raccogliendo in particolare l’eredità della Compagnia dei Battilani le cui Costituzioni, risalenti al 1610, sono tuttora conservate nell’Archivio Storico della Misericordia (ASMSCVP, I.1).

L’inaugurazione, con l’insediamento nella Chiesa di Santa Maria sul Prato, Oratorio dell’antico Hospitium domenicano dipendente dal Convento fiorentino di Santa Maria Novella, avvenne il 22 luglio 1792 e fu celebrata con fuochi di artificio dei quali viene registrato il pagamento nel primo libro contabile della Compagnia, che annota le entrate e le uscite degli anni 1792-1826 (AMSCVP, IV.1, c. 3r).

Poche settimane prima dell’inaugurazione la Confraternita aveva chiesto ai Padri di Santa Maria Novella di potersi insediare nel vecchio Oratorio dell’Hospitium recentemente alienato, come si desume da una delibera dei Domenicani del 30 giugno 1792, conservata nell’Archivio di Santa Maria Novella (ASMN, I.A.36: Libro dei Consigli C, p. 86), nella quale è concesso il permesso con la riserva di un contratto da stipularsi successivamente, mai firmato.

Tommaso Palloni OP (m. 1815) nelle sue Memorie (ASMN, I.E.159 ins. 2. III) ricorda la richiesta della costituenda Misericordia che si era offerta, in cambio, di occuparsi del mantenimento non solo degli Arredi «ma ancora della Fabbrica», aggiungendo che il 17 luglio 1792 fu approvata nel Capitolo la minuta del contratto redatta dal Padre Sindaco.

Appare assai curiosa la modalità con cui i confratelli ‘presero possesso’ della Chiesa, narrata dallo stesso Palloni: «essendo in detto mese occupato il P. Sindaco ne’ saldi differì in altro tempo la scritta, ma il P. Priore cadde nell’errore alle replicate istanze de’ Fratelli di concedere frattanto ai medesimi la Chiesa, di cui ottennero anche la chiave dal nostro poco accorto cappellano Sig. Canonico Gherardi. Uno sbaglio così enorme fu causa che il P. Sindaco non potè più conchiudere la scritta, mentre i deputati della Compagnia, benché venuti più volte in Firenze a sessione, non vollero accettare i Capitoli già distesi, specialmente quello riguardante la chiave che si voleva dai Padri in mano di nostro cappellano, ed essendo già entrati al possesso si risero della nostra renitenza, e della dabbenaggine del P. Priore, che non fece ulteriori passi, e il P. Sindaco, vedendo l’affare così malcondotto contro le istruzioni e avvisi da esso dati, se ne lavò le mani, e così il Convento ha perduto la Chiesa senza aver che mostrare».

Non è ancora noto come la Compagnia sia entrata ‘legalmente’ in possesso dell’Oratorio ma ciò avvenne senz’altro prima dell’istituzione del Catasto Generale Toscano negli anni 1832-1835, la cui documentazione è conservata nell’Archivio di Stato di Firenze; nelle Tavole Indicative le particelle 310-311, relative a Chiesa e Sagrestia, appaiono infatti attribuite alla «Confraternita della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa». Dovette comunque avvenire dopo un lungo contenzioso, in parte attestato da alcuni documenti dell’Archivio Storico della Misericordia quali una lettera di Orazio Vanni del 4 giugno 1793 e una carta sciolta datata 9 agosto 1808; nella prima viene richiesto il pagamento per l’indagine svolta presso gli uffici granducali riguardo a una richiesta depositata dai Domenicani (chiaramente un tentativo di riappropriarsi della Chiesa), il cui esito positivo per la Misericordia viene comunicato ai Fratelli, che «seguitin pure a valersi del noto oratorio come hanno fatto finora. E che se il Padre Sindaco avrà da dire, dovrà ricorrere alla Giurisdizione, ed allora sapranno quel che gli devono rispondere». Nel secondo documento, risalente a ben sedici anni dopo l’insediamento, Ludovico Albino Albini OP, segretario del Consiglio dei Padri Domenicani di Santa Maria Novella, conferma il contenuto della prima delibera di concessione del 30 giugno 1792.

La fondazione della Chiesa ‒ per la quale si rimanda al volume La Misericordia di San Casciano in Val di Pesa tra cronaca e storia. Uno spazio plurisecolare di eventi civili e religiosi nel segno dell’arte e della cristiana fraternità, pubblicato a cura dell’Arciconfraternita nel 2015 ‒ viene tradizionalmente fatta risalire ad Albertino Mazzante OP (m. 1319), frate del Convento di Santa Maria Novella, a cui è indirizzata la bolla di concessione del cardinale Niccolò da Prato, vescovo di Ostia e Velletri, datata 1304. L’Oratorio si compone di un’unica navata, con la zona dell’altare sopraelevata mediante due scalini e annesse Sagrestie, la Nuova, retrostante, e la Vecchia, sul lato destro. La struttura muraria portante è di grosso spessore, in pietrame locale, con copertura lignea a vista mediante capriate. L’accesso si apre sull’antistante piazzetta, ora denominata Simone Martini, ma anticamente ‘il Prato’. Le molte opere d’arte pittorica che ornano la Chiesa, insieme con i quattro altari laterali e il pulpito marmoreo di Giovanni di Balduccio Pisano commissionato dalla famiglia sancascianese dei Buonaccorsi, coprono un arco temporale lungo quattro secoli, dal XIV al XVII; fra queste si segnala in particolare un Crocifisso ligneo attribuito a Simone Martini. Riguardo a tutto ciò si rimanda di nuovo al volume citato ed al sito ufficiale dell’Arciconfraternita (www.misericordiasancasciano.it).

Origini analoghe, ma destino diverso, ha avuto l’adiacente Hospitium, la cui costruzione ‒ per la quale si rinvia ancora al nostro volume ‒ iniziò ad opera di Pietro di Galigaio de’ Macci OP (m. 1301), anch’egli frate del Convento di Santa Maria Novella.

L’Hospitium è stato posseduto e gestito per secoli dai Padri Domenicani di Santa Maria Novella fino alla sua vendita, avvenuta due anni prima della nascita della Compagnia della Misericordia e nei cui locali (o più probabilmente in parte di essi) l’Arciconfraternita ha sede dal 1876, anno dell’acquisto. La prima immagine del complesso domenicano finora attestata risale però solo al 1768, e si trova nel corpus dei disegni di Vincenzo Ciommei OP (m. 1775) conservato in ASFi, Corporazioni religiose soppresse dal governo francese, 102, Santa Maria Novella, 107 (Raccolta delle piante degli effetti che possiede il Venerabile Convento di S. Maria Novella di Firenze dell’Ordine dei Predicatori). Le successive consistono in alcune foto esterne di fine ‘800 o primi del ‘900. I Domenicani ne decisero la vendita, con esclusione dell’Oratorio, il 2 dicembre 1788 (ASMN, I.A.36: Libro dei Consigli C, p. 58) e incaricarono l’architetto Bernardo Fallani (ca. 1750 ‒ ca. 1805), dello Scrittoio delle regie fabbriche granducali, di redigere la perizia, datata 31 agosto 1789, della quale è in corso la ricerca per meglio comprendere la disposizione delle cosiddette «stanze» dell’Hospitium.

La vendita «per pubblico incanto» avvenne fra il 6 e il 9 gennaio 1790 e rimasero invendute tre «case» che i Domenicani mantennero, continuando a percepire gli affitti da privati.

I protocolli del notaio Giuseppe Spinetti relativi alla vendita (ASFi, Notarile Moderno, protocollo 30241, cc. 53r-60v, 84r-89r), attestano gli acquisti di «case» e «stanze», in numero variabile, da parte di alcuni privati: Giuseppe Visibelli, Francesco Ciappi, Giovanni Iacopozzi, Giuseppe Ciapetti; proprio quest’ultimo acquista la «fabbrica dell’ospizio» che in seguito (1803) sarebbe stata definitivamente rilevata «in seconda mano» da Bernardo Frosali, come si legge nelle Memorie del Sindaco Tommaso Palloni da Pisa O.P. (ASMN, I.E.159 ins. 2. I).

A partire dal 1811 i libri del Camarlingo della Compagnia della Misericordia registrano canoni di affitto pagati per «stanze» in numero sempre maggiore, limitrofe all’Oratorio, evidentemente per le accresciute esigenze della Compagnia stessa.

L’8 aprile 1876, con Atto rogato dal notaio Carlo Pierozzi, che allora era anche Cancelliere della Confraternita, la Misericordia acquistò dal Provveditore Canonico Pietro Calamandrei l’immobile, ovvero porzione del fabbricato allora detto non a caso ‘l’Ospizio’, ed un appezzamento di terreno a fianco (ASFi, Notarile post-unitario, Atti originali 4302, 10), al prezzo di L. 6.080.

Fino ad oggi, pur con alcuni riadattamenti migliorativi – specialmente eseguiti dopo la distruzione per offesa bellica nel luglio 1944 – l’edificio è la nostra sede.

Queste brevi note si fondano su alcuni risultati di una ricerca in fieri, che si avvale, in particolar modo, del cospicuo ed eterogeneo Archivio Storico dell’Arciconfraternita in corso di catalogazione e di studio.

10 giugno 2018.

arch. Marco Pagliai, co – responsabile del patrimonio edilizio dell’Arciconfraternita

dott.ssa Laura Saccardi, responsabile dell’Archivio Storico dell’Arciconfraternita

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